Beh, avendo sviscerato un po’ il mondiale, volevo porre l’accento sulle nazionali europee. In 4 sono arrivate alla seconda fase: Italia, Olanda (qualificate di diritto), Spagna e Gran Bretagna.

La Gran Bretagna si è qualificata battendo la sola Croazia, una squadra di B italiana probabilmente, che ha preso parte al mondiale a causa dell’inadeguatezza russa nell’ospitare la prima fase del mondiale. Oltre ad essere una squadra davvero scarsa, la Gran Bretagna era zeppa di americani naturalizzati di terza categoria, come per esempio l’interbase Brant Ust. Purtroppo non saprei identificarli tutti, quindi lasciamo la GB fuori da questi discorsi, anche perchè avendo vinto 1 partita ed avendone perse 9, non sono molto indicativi di un movimento di qualità.

Le altre 3 non erano a loro volta simboli del movimento locale. Iniziamo dalla Spagna. Solo 3 giocatori su 24 erano veramente spagnoli, e non si trattava neanche di giocatori di qualità elevata. Per il resto solite storie: matrimoni, lunga permanenza o avi. In questa maniera, zeppi di venezuelani, cubani e dominicani, hanno rischiato di arrivare alla terza fase. Una nazionale non molto spagnola direi.

Poi ci sono gli olandesi, strapieni di antillani. L’unico position player non antillano di tutto il roster è stato il ricevitore De Jong, un giocatore buono a dire il vero. Per il resto, gli unici olandesi veri erano dei lanciatori: Cordemans, Veltkamp, Stuifbergen, Bergman e Smit. Almeno 3 di questi sono stati in rotazione in quanto partenti (Cordemans, Stuifbergen e Smit). Per il resto c’erano 17 antillani ed 1 canadese naturalizzato (Boyd).

Infine la nostra Italia. La partita col Giappone è stata vinta principalmente coi fuoricampo di Chiarini e Zileri (ironico, no?) e bisogna dare atto che avessimo qualche italiano più del solito nel lineup titolare, ma il saldo è comunque deficitario. Solo 9 italiani su 24 giocatori non sono sufficienti.

Queste 3 squadre su 72 giocatori hanno convocato solo 18 “originali”. Con gli olandesi di solito sono più comprensivo: essere delle Antille equivale a tutti gli effetti ad essere olandese (anche se il movimento locale è ovviamente un’altra cosa). Ma in una competizione in cui le Antille hanno portato la loro squadra, si è avuta la sgradevole sensazione di osservare una specie di “Antille A” ed “Antille B”, con gli olandesi che si sono presi i più forti, lasciando i più deboli alla squadra B. Al di là comunque dell’appartenenza politica ed anagrafica, gli antillani provengono da una scuola diversa, ed anche per gli olandesi questo non è un buon segno.

Ma quale segno ci può essere, quando già la nazionale Under 18 ne schiera diversi? Quando la Germania Under 18 convoca un ragazzo americano come ricevitore, naturalizzato da poco? Quando la Spagna Under 21 è zeppa di venezuelani?

Ma forse la colpa più grande è proprio la nostra. A livello giovanile siamo fortissimi. Siamo i campioni europei Under 15, Under 18 e vicecampioni dietro alla Spagnezuela Under 21. E poi nessuno di questi ragazzi riesce ad essere convocato in nazionale. E poi abbiamo solo 9 italiani su 24. Servirebbe un po’ di coraggio, anche perchè se dobbiamo perdere come abbiamo fatto in questo mondiale, possiamo benissimo farlo coi nostri giovani, solo che almeno serve a farli sviluppare.

Comunque il mondiale casalingo è passato. Così come il WBC di marzo. Ammesso, e per niente comunque concesso, che l’oriundismo fosse incentrato sull’ottenere risultati ottimi in queste competizioni (risultati poi non arrivati, ma vabbè), beh, adesso sono andati, finiti. Adesso possiamo ricominciare coi nostri giovani. Giusto?

O forse no.

Ma è importante relativamente. Intanto i ragazzi continuano a firmare per il mondo pro, per il baseball che conta veramente, quello che, almeno a titolo personale, sento come veramente mio. Quella è una cosa che nessuno potrà mai togliere. Quest’anno hanno firmato Luca Martone ed Andrea Pizziconi per ora. Speriamo che ne continuino ad arrivare.