Qualche lettura per oggi.

Il Liverpool ha assunto Damien Comolli. Personalmente non so se certi metodi possano funzionare nel calcio, in primis perché il gioco è continuo ed è difficile valutarlo quantitativamente. Però è un tentativo ispirante, molto interessante. Siamo ancora ad uno stadio pionieristico ed embrionale. Mi avrebbe fatto piacere vedere qualche iniziativa analoga in Italia. Il nostro calcio sta andando all’indietro giorno dopo giorno, sprofondando nella mancanza di qualità e professionalità. Mentre noi neanche capiamo cosa stiamo facendo di sbagliato, altrove non si siedono sugli allori ma cercano altri modi per migliorare. Il gap si allarga. Leggete l’articolo, molto interessante. Da noi certe cose neanche le pensano, ma è normale che John Henry abbia subito importato i metodi che hanno reso grandi i Red Sox.

Sono stati pubblicati i Fielding Bible Awards per il 2010.

Posnanski ci parla dello scomparso George “Sparky” Anderson, un manager grandissimo, che ha vinto tantissimo, è stato amato dai suoi giocatori, odiava i bunt, aveva un quick hook coi partenti e non aveva paura di prendere decisioni impopolari per vincere. Non ne fanno più così.

Ieri sul sito della Gazzetta ho letto questo, sulla Federation Cup:

Il punto dell’1-2 messo a segno dagli Usa è di quelli pesanti, perché riapre una partita già chiusa e innesca pericolosi meccanismi psicologici. Anche se le statistiche dicono che nessuna nazione ha mai recuperato lo svantaggio di 0-2 in una finale.

Giornalismo pigro? Ma è davvero possibile che si vada a parlare di “punto pesante”, “pericolosi meccanismi psicologici” e via dicendo, quando nella frase successiva viene sottolineato che la rimonta non sia mai avvenuta nella storia? Il giornalista non si rende conto di essersi smentito da solo? Non capisce che se non è mai successo prima, evidentemente quei fattori o non esistono o non sono particolarmente influenti? Non se lo chiede perché non usa neanche il condizionale (“potrebbe innescare”) ma lo afferma come sicuro, accertato ed acclarato. E’ chiaro che semplicemente per casualità, prima o poi una cosa del genere dovrà avvenire. Ma la storia chiarisce esplicitamente che, ammesso che esistano, quei meccanismi psicologici (ma poi quali?) non siano sufficienti a rovesciare niente. E nonostante i precedenti, nonostante la storia, nonostante ci siano smentite ad ogni angolo, ci si ostina a cercare chiavi di letture psicologiche. Flavia Pennetta ha rispettato il pronostico distruggendo l’avversaria lasciandole 3 giochi, ma il giornalista, imperterrito, in uno di quei 3 giochi ha visto l’inconfutabile dimostrazione della Pennetta “trasfigurata dalla tensione”!!! Ma non importa quante testimonianze possano esserci, non importa quanti fatti possano esserci, non importa quanti precedenti possano esserci, i giornalisti sportivi cercheranno sempre chiavi di volta psicologiche. E quella volta su 10 che il pronostico viene sovvertito, subito diventa una “prova”. Mentre le altre 9 volte su 10? Ignorate, tanto a che servono? Persino in un 6-1 6-2 il giornalista è riuscito a trovare prove della tensione psicologica di Flavia Pennetta, a dimostrazione che si veda quello che si vuole vedere. Doveva vincere 6-0 6-0 evidentemente. Quanto mi piacerebbe un’analisi basata sul talento e non su fattori che possono esistere o meno, ma che sono subordinati al talento ed allo stato di forma.