Tutto parte da questo link e dalla citazione dell’executive di San Francisco. La prima cosa che mi ha colpito è che nella serata del trionfo, piuttosto che gioire, questa persona abbia preferito parlare male di colleghi e di un’altra organizzazione. Dice molto sulla sua classe. Ma ancora di più è l’insita ignoranza del discorso che fa rimanere a bocca aperta.

Trovo incredibile che ormai ad 8 anni di distanza da quella stagione 2002 descritta da Michael Lewis in Moneyball, ancora oggi ci sia gente che non abbia alcuna idea di cosa trattasse il libro, ma pensa di saperlo e parla a sproposito.

Lo scopo di Moneyball è quello di andare a sfruttare delle risorse sottostimate e dunque pagare meno per ottenere più valore. Ad inizio secolo di sottovalutato c’erano, fra le altre cose, l’OBP ed i giocatori di college al draft. Successivamente è stato sottovalutato altro. Moneyball è girare a sinistra quando gli altri vanno a destra, è cercare maniere alternative di vincere, andando a trovare giocatori sottovalutati dal mercato.

Non è dunque un unico concetto, ma è qualcosa di dinamico e mutevole. Nel 2002 aveva un significato. Nel 2010 ne ha un altro. Nel 2020 ne avrà un altro ancora. Quando c’è un attributo sottovalutato, prima o poi il mercato si adegua all’inefficienza, rendendola efficiente. A quel punto bisogna cercare un’altra inefficienza. Mi chiedo se questa gente abbia mai letto un libro per non aver capito nulla di quanto descritto da Michael Lewis. Quello che è peggio è che il significato sia stato più volte spiegato, anche dai protagonisti, ma l’odio verso la sabermetrica e verso quel libro porta a delle forzature clamorose, al punto che quando una persona vince un anello, prima offende certi concetti (in maniera assolutamente forzata) e certe persone, e poi gioisce.

Oltre all’ignoranza c’è anche però dell’ironia nella vicenda. I Giants, quarti in National League per payroll (e dunque per definizione non paragonabili agli Athletics dell’era Beane), una volta tolti i vari Zito, Rowand e DeRosa (solo Rowand è stato messo nel roster dei playoff e solo come complemento) hanno avuto un roster estremamente simile a quello di una squadra da Moneyball stile-2002. Come ho letto su Baseball Think Factory (commento numero 12):

  • Lanciatori giovani, negli anni pre-free agency, in stile Hudson-Mulder-Zito (giovane).
  • Un prima base scartato dalle altre squadre, con discreta produttività offensiva, in cerca di riscatto dopo un brutto anno, in stile Hatteberg.
  • Un esterno sinistro assolutamente pessimo in difesa, ma con un buon attacco. Pat Burrell è assimilabile in parte a Jeremy Giambi (per la mazza priva di guanto) ed in parte a David Justice (il suo contratto era pagato da Tampa Bay ed è arrivato per nulla).
  • Giocatori generalmente sottovalutati sfruttati nei propri career years, come Uribe e soprattutto Andres Torres.
  • Un LOOGY che arriva nel corso dell’anno, esattamente come Ricardo Rincon.

Forse è questa l’autentica ironia della sorte. I Giants si sono ritrovati ad essere quegli Athletics e non se ne sono resi conto. D’altra parte mentre gli Athletics sono arrivati ad essere quella squadra attraverso analisi e pianificazione, i Giants ci sono arrivati attraverso lo scouting e soprattutto attraverso il caso che li ha obbligati a prendere determinate decisioni avverse alla loro pianificazione originale, eliminando i loro più grossi errori gestionali, come dettagliato qui. I Giants originali di quest’anno non stavano andando da nessuna parte, prima di quell’incredibile serie di coincidenze. A volte succede. Peraltro come sempre se una squadra perde, dimostra di comprendere benissimo i meccanismi dei playoff. Mentre se vince, ha “dimostrato” qualcosa. Forse è naturale. E’ anche triste.

Adesso saltano fuori storie ripetute su come i Giants siano una gemma di organizzazione. E’ naturale, esattamente come chi è stato eliminato non aveva cuore e via dicendo. Ma la cosa interessante è che San Francisco sia arrivata dov’è anche attraverso anni di futilità, che le hanno permesso di avere scelte protette al draft, in alto abbastanza da prendere Lincecum e Posey, una cosa che ad altre squadre non può capitare, proprio perché “vittime” della propria competitività.

Insomma, in definitiva complimenti ai Giants. Ma adesso non iniziamo a santificarli ipocritamente. E sarebbe bello se i vincitori sapessero vincere, lasciando che gli altri si congratulino con loro per la loro bravura (perché ci sono tanti meriti, questo è chiaro), ma senza vantarsi troppo, perché senza la fortuna (come da link pubblicato sopra) nessuna squadra, neanche quella più costosa e meglio pianificata, va da nessuna parte.

Ah, e almeno leggetelo ‘sto benedetto libro, se avete intenzione di parlarne male. Anche perché poi quelli su cui riversate veleno ed offese hanno parecchio da insegnarvi in quanto a classe.