Il dibattito fra pro-statistiche ed anti-statistiche è sempre vivo. In realtà definirlo in questa maniera è di per sè sbagliato, riduttivo e fuorviante. I giornalisti della “vecchia scuola” si lamentano dei “nuovi osservatori” affermando che i “loro occhi vedano” ben oltre “i freddi ed aridi numerini dei box scores”. Questo avrebbe anche un senso, se non fosse che poi finiscano quasi sempre per corroborare i loro pensieri citando a loro volta dei numeri. Un esempio? “Ehi, non fa niente che Jose Guillen abbia avuto solo 96 OPS+! Ha avuto 97 RBI, quindi ha avuto una buona stagione!”

Quindi il dibattito si sposta da stat vs. no-stat a “quali” statistiche si debbano utilizzare. Ovviamente il numero degli RBI non è una buona statistica. Questo è stato dimostrato ripetutamente. L’utilizzo di statistiche appropriatamente contestualizzate è al centro di quella che può essere chiamata analisi oggettiva.

Bisogna comprendere come utilizzare i numeri, sennò ci ritroveremo con poco o nulla in mano. Che c’entra il basket, vi starete chiedendo?

Beh, il baseball si presta facilmente all’analisi oggettiva: ogni turno di battuta è un evento a sè, separabile da tutto il resto in maniera semplice e discreta. E’ uno sport di squadra, ma basato su tanti duelli individuali, quindi il contributo individuale di un giocatore è facilmente rilevabile ed analizzabile. Il concetto del giocatore “egoista” non esiste. Se uno gonfia le proprie statistiche fa solo bene alla propria squadra.

Così non è però nel basket. Magari un giocatore per segnare più punti passa meno la palla. Oppure si rifiuta di prendere tiri difficili per non sporcare le percentuali. Ma soprattutto, è difficile analizzare certi aspetti del gioco, magari lontano dalla palla, perchè se è vero che c’è un solo pallone per 10 giocatori, questi sono sempre tutti attivi allo stesso momento.

Quindi come usare le statistiche? Beh, in maniera intelligente. La prima cosa da comprendere è cosa ci dicano. Per esempio, secondo voi la statistica dei “punti per partita (PPG)” cosa ci dice? Chi sia il miglior realizzatore? Chi sia il miglior giocatore offensivo? No, nulla di tutto ciò. Ci dice quanti punti per partita segni il giocatore. Nè più, nè meno. Non mente, non nasconde fatti, non mostra scomode verità. Tutto va contestualizzato d’altra parte. Non voglio espandere troppo il discorso, ma il concetto è che non esistano solo le statistiche di base. La quantità di dati accessibili ai giorni nostri è mostruosa, quindi è giusto utilizzarli.

Ogni evento è basato su una serie di probabilità. Ridurre le probabilità di successo dell’avversario aumenta le proprie e viceversa. Non sempre il giusto processo porterà al successo. Ovviamente questo non è comunemente accettato, ma in genere si vive nell’esaltazione di chi vince. Quando qualcuno vince contro logica, non si accetta che abbia “sfidato la sorte” e che probabilmente gli andrà male in futuro, ma si parla del suo cuore e dei suoi intangibili. Evviva! Ma poi nel lungo termine giocare contro le probabilità non paga.

Un esempio di come possa essere gestita l’analisi oggettiva nel basket è descritta in questo eccellente articolo di Michael Lewis sui Rockets e Battier. Lungi da me pensare che Battier sia l’MVP della lega o che i Rockets vinceranno tutto quest’anno, ma l’idea è quella giusta: analizzare gli eventi, massimizzare le proprie occasioni, minimizzare quelle degli avversari, comprendere quali siano gli eventi (non statistici, ma i piccoli eventi delle partite) che facciano vincere, capire dove invece le partite vengano perse. E la parola chiave è “quantificare” l’impatto di ogni aspetto. L’efficienza di ogni mossa, l’efficacia di ogni decisione. Riuscire ad analizzare e quantificare ogni aspetto del gioco (anche quelli che non vengono rilevati dal box score, e che magari gli osservatori tendono a sottovalutare in quanto meno appariscenti) può dare un vantaggio notevole rispetto agli altri.

In ogni caso questa altro non è che una semplice lunga introduzione. Leggete l’articolo. E’ lunghissimo, ma è estremamente interessante ed introduce un nuovo modo di concepire il basket. Poi è anche chiaro che Houston non sia l’unica a fare cose del genere. Non è l’unica neanche se ci atteniamo solo al Texas. Cercare e trovare informazioni alternative è un metodo efficiente per ottenere un vantaggio sulla competizione ed il basket sta andando in una giusta direzione.