Avendo citato Chilcott, non potevo non citare subito anche lui, il detentore dell’analogo record fra i pitchers.

Brien Taylor, SP – N. 1 assoluto – New York Yankees 1991

Brien Taylor, ossia l’altra prima scelta assoluta ad essersi ritirata senza mai arrivare in MLB. Entrambe le scelte appartengono a squadre di New York, curiosamente, anche se i Mets hanno l’unico position player e gli Yankees l’unico pitcher. Taylor al contrario di Chilcott era un super-prospetto, bisogna dire: un colosso di colore, mancino, atleticamente pazzesco, con grandi doti tecniche, fresco di liceo e con una fastball che baciava la tripla cifra. Gli Yankees non sapevano chi scegliere tra lui ed un terza base newyorchese (un ragazzo locale, dunque) con una discreta mazza, ma alla fine presero Taylor.

Gli Yankees gli offrirono 350mila dollari ed un contratto di minor league per firmare, ma l’agente sportivo più potente, Scott Boras, decise di interessarsi del suo caso, anche se ufficialmente lo fece solo da consulente esterno. George Steinbrenner (tanto “esternamente” quanto Boras, visto che all’epoca era squalificato dal baseball) influenzò i propri collaboratori ed alla fine Taylor venne firmato il giorno prima dell’inizio dell’anno accademico (che avrebbe fatto perdere la scelta a New York) con un bonus di 1.55 milioni, record di ogni epoca e circa 5 volte quanto l’offerta iniziale; soldi ottenuti grazie ai suggerimenti dello straordinario Boras.

Taylor partì abbastanza bene, dimostrandosi inizialmente un buon investimento e venne nominato miglior prospetto in assoluto da Baseball America prima ancora di iniziare la propria carriera. Poi debuttò a 20 anni con 2.57 di ERA in A+ e la nomina di secondo miglior prospetto in assoluto, stavolta dietro a Chipper Jones. L’anno successivo ebbe 3.48 in AA, anche se con qualche problema di controllo. Poi cosa accadde?

Accadde che Taylor decise di prendere parte ad una rissa per motivi mai del tutto chiariti (collegati al fratello), frantumandosi la spalla e necessitando un intervento chirurgico piuttosto articolato (senza la tecnologia medica odierna). Perse l’intero 1994 e quando tornò, iniziò a toccare a malapena le 90 mph e a dare basi su ball all’universo, sempre in A: 54 in 40 IP nel 1995, 43 in 16.1 IP nel 1996, 52 in 27 IP nel 1997 e 26 in 25.1 IP nel 1998, contemporaneamente ottenendo sempre meno strikeouts. Dopo il 1998 gli Yankees lo lasciarono andare via. Ci riprovò nel 2000 tra gli Indians, concedendo 9 BB in 2 IP in A e ritirandosi poco dopo, con una spalla mai più a posto ed un talento notevolissimo sprecato. Oggi fa l’agente immobiliare.

Per i tifosi stagionati degli Yankees rappresenta uno dei “se” più dolorosi ed interessanti riferiti a quell’epoca. Al contrario di Chilcott, Taylor prima dell’infortunio sembrava avviato ad un grande futuro.

Ah, vi ricordate quel terza base newyorchese? Venne scelto come tredicesimo assoluto dagli Indians, è un po’ lunatico, e fino a poco tempo fa indossava il 24 e trotterellava davanti al Mostro Verde a Boston. Certo, bisognerebbe aspettare il suo ritiro per tracciare un bilancio definitivo, ma a questo punto sono abbastanza sicuro che gli Yankees avrebbero fatto meglio a selezionare Manny Ramirez con la prima scelta assoluta. Avrebbero dovuto sopportare Manny Being Manny, ma sarebbe stato un bell’andare con una mazza da Hall of Fame se ce n’è una.

Come Reggie Jackson per Steve Chilcott, anche Manny Ramirez per Brien Taylor rappresenta un discreto rimpianto, un rimpianto da Hall of Fame, per chi non l’ha preso, ma purtroppo questa è la natura dei prospetti.