So che ai lettori piacciono le storie. Anche a me piacciono, ma non tanto quelle conosciute, o che riguardano i grandissimi giocatori. Certo, sarà affascinante sapere cosa abbia fatto Frazee ai Red Sox, o il background dei Black Sox, ma io sono più incuriosito dai caratteri marginali, quelli le cui storie non vengono mai raccontate e sono note a pochi.

E per quanto assurdo possa suonare, la storia stessa non deve essere particolare. Non ci devono essere necessariamente peripezie, vicissitudini uniche (anche se in molti casi ci sono), per piacermi.

Qui e lì ogni tanto nel blog ho deciso di raccontare qualche storia. Mettere a verbale qualche nome magari poco conosciuto, ma che raccoglie qualche particolarità, o qualche stranezza, o un prospetto particolarmente importante che non ce l’abbia fatta. Si tratta comunque di storie di draft, magari note a pochi, magari poco interessanti, ma che secondo me costituiscono l’autentico sale del baseball. A volte non serve neanche raccontarle in dettaglio, ma basta accennarle. Semplicemente citare un nome è già qualcosa.

Sarà una rubrica irregolare. Magari una settimana scriverò 5 storie, e poi non ne scriverò per 3 mesi. Vediamo come va. Inizio domani però, ed il primo nome è quasi inevitabile: Steve Chilcott.