Questo è un post che probabilmente avrei dovuto scrivere parecchio tempo fa, e mi ritrovo a spiegare solo ora il senso di un termine che comunque tutti voi avrete imparato ormai a conoscere da tempo, almeno all’atto pratico.

La parola “sabermetrica” è una traduzione libera del neologismo americano “sabermetrics” che deriva dall’unione di “SABR” e “metrics”. La SABR è la società americana per la ricerca sul baseball. Va chiarito che la SABR non si occupi di analisi oggettiva, ma prevalentemente di storia del baseball, quindi il termine può trarre in inganno.

Bill James, uno dei padri storici della scienza in questione, ha definito la sabermetrica come la ricerca della verità assoluta nel baseball.

La sabermetrica implica la ricerca e lo studio dei temi che vengono dibattuti e discussi tanto dai tifosi quanto dagli addetti ai lavori. Come vengono creati i punti? Come vengono vinte le partite? Quanto è importante avere un leadoff veloce? Si parte con una domanda specifica, magari anche banale in apparenza ed una mente aperta, utilizzando metodi formali per arrivare ad una conclusione che si spera essere il più oggettiva possibile, supportata da fatti e non da intuizioni o ipotesi.

Spesso ha screditato dei miti che si vengono a creare tra i tifosi, perché il succo della questione è quello di ricercare, e dimostrare, le affermazioni che vengono fatte. Se io affermo qualcosa, devo essere in grado di dimostrarla e magari anche di quantificarla. Diciamo che è una scienza nemica di chi parla per dare aria alla bocca. Sul conto pieno ed un lancio sul filo (diciamo uno col 50% di essere chiamato strike o ball), bisogna proteggere il piatto o è meglio incassare il lancio? Lasciamo perdere quello che crediamo di sapere e ricerchiamo, studiamo, valutiamo se sia effettivamente vero e supportato dai fatti. E’ questo ciò che è importante. Scoprire quello che non sappiamo e ricercarlo, migliorare le nostre conoscenze, senza limitarci a fare i tifosi superficiali che “sanno” le cose perché “tutti sanno che sia cos씝. Più sappiamo, e più capiamo di non sapere, spronandoci alla ricerca.

L’impatto di un approccio analitico del genere è devastante. Le squadre che l’hanno adottato hanno ottenuto successi su successi negli ultimi anni, cambiando il proprio stile di gioco o costruendo in maniera non convenzionale il proprio roster perché hanno capito prima di altre cosa serva davvero per vincere le partite e cosa sia invece sopravvalutato o addirittura inesistente. C’è stata una grandissima resistenza, specie all’inizio, derivante soprattutto dal fatto che possa non essere alla portata di tutti. Ci sono stati, e ci sono tuttora, personaggi che ritengono di non dover imparare niente, perché possono vedere tutto coi propri occhi. Quei personaggi ogni giorno vedono intaccati i propri risultati a vantaggio di chi invece è umile abbastanza da studiare e migliorare la propria comprensione dei fatti. Sono sempre di più (quasi tutte ormai, in misura diversa) le squadre che si affidano all’approccio sabermetrico, ed è inevitabile a questo punto, visti i risultati formidabili che l’analisi oggettiva sta portando a casa negli ultimi anni.

Va ulteriormente chiarito che si tratti sempre di analisi oggettiva. E’ questo lo scopo della sabermetrica. Non è (necessariamente) lavorare coi numeri. Non è statistica o numerologia, ma appunto la ricerca della verità. Questa arriva spesso attraverso studi ed analisi statistiche, perché ovviamente i numeri, per quanto freddi, rappresentano nella maniera più fedele possibile l’andamento oggettivo delle partite. Sono freddi, e questo è un vantaggio perché ci permettono di allontanare le nostre impressioni soggettive, senza farci sviare, e rimanendo pertanto solo con quello che è effettivamente accaduto.

Ma, come detto, non sono solo gli statistici ad essere sabermetrici. Anche chi si occupa di biomeccanica può esserlo. Uno storico può esserlo. Chiunque usi la logica e sia in grado di supportare quello che dice razionalmente e con evidenza oggettiva, è un sabermetrico. Per questo motivo, anche dei sabermetrici possono avere opinioni radicalmente diverse: utilizzare diverse metodologie, o dare maggiore importanza ad alcuni fattori piuttosto che ad altri, o avere ragionamenti ugualmente supportati, ma che portano a conclusioni diverse. L’importante è la razionalità, e non limitarsi a parlare delle “sensazioni viscerali” e cose del genere.

Al contrario, chiunque cerchi di addurre motivi astratti, “sensazioni viscerali” e si aggrappi ad un’opinione soggettiva che non è in grado di supportare, si distanzia da questo genere di analisi.

E la sabermetrica non è neanche nemica degli intangibili, se vogliamo. Semplicemente, cercando la verità oggettiva, pretende giustamente che qualsiasi cosa, se esiste, mostri la sua esistenza in maniera evidente. Che sia dimostrabile. Perché se non lo è, è piuttosto inutile e superfluo stare a discuterne, no? Purtroppo spesso, per non dire sempre, gli intangibili sono semplicemente un modo di apprezzare qualcuno che ci sta simpatico e che non può essere apprezzato in altro modo. Come giustificare la nostra simpatia? Come arricchire il valore del giocatore?

La sabermetrica ci insegna a dubitare di tutto, a motivare qualsiasi cosa diciamo, a dimostrare le nostre teorie, a razionalizzare i concetti. E non sempre chi userà metodi sabermetrici avrà ragione, ma è certamente il genere di analisi più efficace che possa esserci ed è inequivocabilmente un fattore che ha rivoluzionato il baseball negli anni recenti a favore di chi ne ha abbracciato i principi.