In risposta al primo post in materia (leggetelo, o non comprenderete quello di oggi), in un commento Federico ha detto di non essere d’accordo con la disamina effettuata perché non tiene conto delle pressioni psicologiche che il bunt mette sulla difesa, ed ha portato a sostegno della sua tesi un esempio, citando gara 7 delle World Series del 2001. Volevo rispondere ieri, ma siccome il commento stava diventando troppo lungo, ho ritenuto che fosse il caso di dedicare un post alla risposta.
Il bello di questo pezzo è che non ci siano opinioni, ma solo fatti. Nel senso che non ho dato numeri a caso, ma cifre osservate sperimentalmente su 4 anni di dati (ossia 9720 partite).
Quando si dice che un bunt riduca l’aspettativa di vittoria da 75% a 70% (cifre totalmente casuali ed usate a titolo d’esempio – quelle giuste le ho citate ieri) non si tratta di numeri astratti calcolati matematicamente e slegati dal campo, ma si tratta di osservazioni sperimentali basate su migliaia di partite e pertanto su centinaia di migliaia di situazioni. La riduzione dal 75 al 70 in questo caso include anche la pressione psicologica. Se magari non ci fosse pressione, l’aspettativa di vittoria si ridurrebbe a 60 o 50 o ancora più in basso per quello che ne sappiamo. Ma in realtà a noi non interessa in che misura incida (negativamente) il regalo dell’out ed in che misura incidano (positivamente) altri fattori, tra cui quello psicologico. A noi interessa il saldo, ed il saldo, che come detto include tante di quelle eventualità decennali da essere oggettivamente indiscutibile, è negativo.
Intendiamoci pure con un esempio concreto: le squadre di casa, negli ultimi 30 anni, in situazione di parità nella parte bassa del nono, con uomo in prima e 0 out hanno vinto il 71.6% di volte. Con uomo in seconda ed 1 out hanno vinto il 70.4% di volte. Meno, dunque. A volte avranno perso sfortunatamente, a volte avranno vinto fortunatamente. Non importa, hanno vinto di meno. E’ meglio una base in meno ed un out in più, in media. Ed in questo vengono incluse tutte le variabili possibili, a partire dalla presunta pressione psicologica. Ma noi parliamo di migliaia di esempi, non di casi isolati, e le migliaia di esempi sono, direi, abbastanza chiari nei loro esiti.
Prendere singoli esempi inoltre non serve a niente, sia perché è tutto da vedere che la situazione presa ad esempio dipenda da pressioni psicologiche invece di essere un semplice errore come ce ne possono essere tanti, sia soprattutto per un altro motivo: il mondo non è bianco o nero. Il bunt non cancella le possibilità di vittoria. Le riduce, quindi è una strategia negativa, ma non è che annulli del tutto le chances (infatti dire che una squadra abbia il 70% di vittoria vuole comunque dire che perda il 30% delle volte, quindi gli esempi saranno innumerevoli da entrambe le parti). Il punto è che a lungo termine queste strategie si pagano.
Il fatto che una scelta vada bene una volta tanto non significa che sia buona. Facciamo un esempio analogo: abbiamo bisogno necessariamente che l’hitter al piatto non si faccia eliminare, e che si metta in base. Abbiamo a disposizione Melky Cabrera e Derek Jeter entrambi al top delle rispettive forme in una situazione neutrale (questo perché ovviamente splits particolari o infortuni possono rovesciare i ragionamenti, ma questo vale per i bunt come qualsiasi altra cosa). Sappiamo che Melky Cabrera venga eliminato (in carriera) il 66.9% di volte (ha .331 di OBP), e Derek Jeter il 61.7% (ha .383 di OBP). Chi mettiamo? Se mettiamo Jeter e fallisce, è un errore? Se mettiamo Cabrera ed arriva in base, siamo dei geni? Mettere Cabrera riduce le possibilità, ma comunque implica che il 34% di volte avrà ugualmente successo. Non è che uno sia bianco e l’altro nero. Entrambi gli hitters hanno più possibilità di fallire che di avere successo alla fine, ma la scelta giusta, a parità di altri fattori, è Jeter e scegliendo correttamente sul lungo termine si avranno più esiti favorevoli che sfavorevoli, anche se inevitabilmente durante l’anno ci saranno partite in cui Cabrera andrà 3/4 e Jeter 0/4 senza che Melky sia necessariamente il giocatore migliore. Succede e basta, è la natura inerente del baseball.
Le scelte ed i valori non si giudicano in base ai risultati, ma in base alla logica ed al processo. Io posso battere una linea potentissima e prendere il birillo (il difensore) in pieno, oppure posso sbagliare completamente lo swing, sbucciare la palla e battere un singolo o persino un doppio. Succede, appunto, ma la cosa migliore da produrre è la linea. Il discorso è analogo per le scelte che riguardano gli uomini, per i bunt e per tanti altre cose ancora. Solo perché a volte la scelta/la performance meno efficace ha successo e quella più efficace non ce l’ha, non significa che i rapporti siano rovesciati.
Ugualmente i bunt diminuiscono l’aspettativa di vittoria, ma talvolta possono avere un buon esito. Non a caso, come detto, in determinate situazioni, negli ultimi 2 IP (e non prima), se si gioca per fare un solo punto (e non di più) il bunt può anche starci. In generale è una strategia perdente, perché tende a non massimizzare le possibilità di successo e di vittoria della squadra, e come ha giustamente detto Pepper nel post linkato in cima, è compito del manager comprendere quando la minimizzazione delle possibilità di successo sia tollerabile per il semplice fatto che non buntare abbia alte probabilità di portare ad una minimizzazione ancora maggiore.

7 utenti hanno lasciato commenti su " Sempre più no al bunt! "
Abbonati al commento con l'rss o lascia un Trackbackma non è tony la russa uno dei manager piu’ vincenti della storia del baseball, ed uno di quelli che usa maggiormente il bunt ?
tornando seri (comunque lo ero anche prima) mi piacerebbe conoscere le statistiche sulle volte che un bunt fatto quando si è in vantaggio di uno o due punti , ha poi portato alla vittoria, cioè a volte fare un bunt quando si è già in vantaggio ha percentuali diverse di riuscita rispetto a quando lo si usa solo per vincere al nono. o no ? e comunque viva l’HR, 4ever. !!!!
Cesare, nel post precedente ho messo il link ai dati degli ultimi 30 anni. Vai e sperimenta se vuoi, ma posso anticiparti che in tutte le situazioni, tutte, il bunt diminuisca l’aspettativa di vittoria in media. Ergo, deve essere fatto solo quando c’è un pitcher o nelle situazioni già descritte.
Solo poi perchè un manager è un vincente non vuol dire che tutte le sue mosse siano giuste. Tutt’altro, ed inoltre le vittorie di un manager dipendono molto prima dal valore della squadra che dalle sue mosse…
Giusto un piccolo appunto, non è che ci capisca molto di baseball ma provo ad interpretare i dati, data la differenza di successo potenziale non elevatissima tra uomo in prima zero out e uomo in seconda 1 out (71.6%-70.4%) che sicuramente comprende tutti i dati di tutte le partite contro tutti i pitchers, volevo solo aggiungere che magari può capitare che io vada a battere sapendo che il pitcher contro quale vado a battere è particolarmente vulnerabile psicologicamente, e tende ad innervosirsi e a sbagliare molto di più se ha uomini in seconda o in terza base, e quindi sarei tentato di sacrificare magari un out sapendo che così facendo metterei pressione su quel particolare pitcher… e questo non per forza nell’ultimo inning. E’ solo un piccolo ragionamento… mi è venuto un paragone con il football, è ovvio che storicamente la percentuale di 3rd&short convertiti correndo è più alta di quelli in cui si è scelto di passare, ma se affonto una difesa con ottima linea e pessime secondarie che soffrono particolarmente il gioco aereo probabilmente farei meglio ad affidarmi al braccio del QB. Per dire, adattare le giocate all’avversario, a volte può starci (e credo anche nel baseball), anche se si tratta di giocate che storicamente soffrono. Insomma, io quando affronto un turno di battuta, non affronto la media pitcher degli ultimi trent’anni… ne affronto uno solo, e ce ne sarà pure qualc’uno che concede più punti 2B-1 che 1B-0, no? Tutto questo, rigorosamente, IMHO
Lurker, alcune cose:
1) L’esempio del 71.6-70.4 è specifico a quella situazione e quell’inning. Con scarti più ampi, o in altri momenti della partita, la diminuzione della percentuale è MOLTO più ampia. Effettivamente ho scelto apposta una delle situazioni in cui il bunt è MENO deleterio per dimostrare che anche quando fa poco male, fa male ugualmente in media.
2) Nel post di ieri ho parlato non solo di aspettativa di vittoria, ma anche di probabilità di segnare più punti. Se il bunt riduce di POCO l’aspettativa di vittoria nel caso preso in esame in questo post, la riduce di MOLTO in quasi tutti gli altri casi possibili, e soprattutto DISTRUGGE le possibilità di segnare più di un punto. Fare un bunt prima degli ultimi innings, ossia quando stai ancora giocando per segnare più di un punto, è notevolmente deleterio come si vede chiaramente appunto nel post di ieri, corredato da tanto di tabella linkata.
3) Ovvio, il discorso riguarda sempre la media, quindi in determinati casi (hitter in pieno slump al piatto, oppure pitcher assolutamente intoccabile, oppure altro ancora) buntare diventa tollerabile. Ma bisogna sottolineare che COMUNQUE porti ad una diminuzione delle probabilità di vittoria. L’unico motivo per buntare secondo il manager dovrebbe essere che il mancato bunt diminuisca eventualmente ANCORA DI PIU’ le possibilità (magari l’hitter al piatto è una macchina umana di doppi giochi). Ma il fatto che le diminuisca in ogni caso deve essere accettato e metabolizzato. Fatto questo, si prendono le decisioni più logiche a seconda delle proprie idee.
A pieno sostegno della tesi di Renè, vorrei ridurre la gamma di applicazioni del bunt: parlando sempre di ultimi due inning, eliminerei il caso dell’hitter in pieno slump (dove esistono fior di PH pronti all’uso).
In caso di pitcher intoccabile, ricordo che avere uomo in seconda e 1 out richiederà ancora minimo un’altra valida e avremo solo 2 hitter a provarci; vista l’intoccabilità di cui sopra, non mi sembra un grande affare.
Piuttosto, se ho uomo in seconda e 0 out posso cercare la terza per tentare la sacrifice fly (almeno quella me la concederà , o si chiama Peavy….).
Dunque, bunt no grazie (se non dà valida…)
E’ la prima volta che scrivo quindi non linciatemi.. =P
Ma le statistiche di cui parlavi nel precedente blog non riguardavano anche gli utilizzi dei bunt?
Cioè quando tu mi dici in un inning con 0 out e 1 uomo in prima hai lo 0.983 (non mi ricordo la cifra esatta e chiedo venia..) non è considerato che tra tutte quelle partite prese in esame ci siano anche inning in cui il/i punto/i è entrato indirettamente per “merito” di un bunt?
Dormouse, ovviamente sono incluse tutte le situazioni, proprio per fare un paragone diretto. E le situazioni che vedono l’uso del bunt vedono diminuire sia il numero di punti che l’inning dovrebbe produrre, sia l’aspettativa di vittoria.
Poi si tratta di una diminuzione delle possibilità , non di una cancellazione. Bisogna ricordarsi che il baseball sia uno sport da giudicare nel lungo termine. Ci saranno occasioni in cui un bunt porterà a buoni risultati. E ci saranno occasioni in cui un mancato bunt porterà a risultati cattivi (magari un doppio gioco). E’ naturale, nulla è bianco o nero. Ma se una cosa ci da’ l’80% di possibilità di vittoria ed un’altra ci da’ il 60% (cifre buttate lì a titolo d’esempio), è naturale che si debba scegliere la prima.
La prima comunque fallirà nel 20% dei casi e la seconda avrà il 60% di successo, ma naturalmente bisogna ragionare con coerenza e sul lungo termine. Anche se la prima strategia saltuariamente fallirà , è la migliore da utilizzare nel lungo termine.
Se così non fosse, parleremmo di 100% e 0%, ed ovviamente non è mai così, ma le cifre sono estremamente chiare.