Si parla di bunt di sacrificio e non dei bunt per battere valido, spieghiamolo subito. Mettere giù un bunt di sacrificio è quasi sempre una strategia assolutamente errata. Una squadra ha 27 out, e non deve sprecarne. La squadra in difesa cerca di ottenere le eliminazioni. Perché regalarne? Solo per avanzare di una base? Non so se sia il caso. Diamo un’occhiata lievemente più approfondita a cosa accade in Major League.

In ogni inning, prima che inizi, una squadra ha una determinata aspettativa di segnare punti sulla base della Run Expectancy. Prendiamo a puro titolo d’esempio il quadriennio 1999-2002.

Prima che un inning medio inizi, ci si può aspettare che la squadra segni poco più di mezzo punto (0.555 punti). Ma se il leadoff si mette in base? Quanti punti possiamo aspettarci di segnare con un uomo in prima e nessun out? Il numero sale a 0.953. Supponiamo a questo punto di mettere giù un bunt, e supponiamo che il bunt abbia successo e che dunque ci ritroviamo con uomo in seconda ed un out. Quanti punti ci aspettiamo adesso dall’inning? 0.725. Il bunt ha ridotto (del 24%!) l’aspettativa di punti segnati. E ci stiamo limitando esclusivamente ai bunt che hanno successo. In realtà i sacrifici non hanno successo sempre e bisogna anche considerare il lato negativo di regalare qualche strikeout all’avversario, o la possibilità che la difesa riesca ad eliminare il corridore di testa, quindi bisogna anche valutare la possibilità di lasciare un corridore in prima base con un out (0.573 punti di aspettativa, sostanzialmente come ad inizio inning!), senza dimenticare gli eventuali doppi giochi (ogni tanto succede).

Vediamo le altre situazioni di bunt:

  • Corridore in seconda con 0 out: 1.189 punti, che si riducono a 0.983 con corridore in terza con 1 out
  • Corridore in prima con 1 out: 0.573 punti, che si riducono a 0.344 con corridore in seconda con 2 out
  • Corridore in seconda con 1 out: 0.725 punti, che si riducono a 0.387 con corridore in terza con 2 out
  • Corridori in prima e seconda con 0 out: 1.573 punti, che si riducono a 1.467 con corridori in seconda e terza con 1 out
  • Corridori in prima e seconda con 1 out: 0.971 punti, che si riducono a 0.634 con corridori in seconda e terza con 2 out

Insomma, in tutte le situazioni il bunt di sacrificio (ed abbiamo considerato solo le occasioni in cui il bunt abbia successo!!!) riduce l’aspettativa di punti segnati. Notevole, no?

Un bunt di sacrificio, specie nelle fasi iniziali della partita (diciamo prima del settimo/ottavo inning) non solo è una strategia perdente, ma è proprio disastroso, perché prima che la partita volga al termine non bisogna giocare per un solo punto ma anche per la possibilità di segnarne 2 o 3, dal momento che non si sappia come si svolgeranno gli inning successivi.

Però a questo punto andiamo a considerare il caso in cui basti 1 solo punto, per vedere se sia una strategia tollerabile. Per fare questo, prendiamo in considerazione la Win Expectancy e per rimanere attinenti con l’esempio di sopra, scegliamo il 2002.

Quante volte si è trovata sotto di un punto la squadra di casa nella parte bassa del nono inning, con uomo in prima e nessun out, ed ha vinto? Il 36.4% di volte. Bene, supponiamo un bunt di sacrificio di successo, che porti un uomo in seconda ed 1 out. Quante volte ha vinto la squadra di casa in quella situazione? Il 29.6% di volte. Il bunt ha ridotto le possibilità di vittoria.

Prendiamo invece la situazione di pareggio, con uomo in prima e nessun out. In quel caso si vince il 77.6% di volte. Con uomo in seconda ed un out, si vince il 72.2% di volte: altra diminuzione.

Ancora sicuri di voler sacrificare un uomo?

In realtà noi abbiamo sempre considerato le situazioni medie, e come visto in quelle situazioni è sempre perdente mettere giù un sacrificio. Non si deve mai regalare un out… o quasi. Dico quasi perché comunque ci sono situazioni estreme: quando il pitcher va alla battuta ad esempio spesso ha così poche occasioni di arrivare salvo in prima che è quasi da considerarsi out prima ancora di andare al piatto. In quel caso, eliminazione per eliminazione, se è bravo a mettere giù un bunt tanto vale prendersi l’avanzamento di una base. Sia chiaro: è sempre una diminuzione di possibilità di vittoria (e di segnature), ma è una diminuzione teoricamente inferiore a quello che ci si aspetterebbe lasciando battere il lanciatore. Non rende la strategia buona in senso generale, ma è “meno peggiore” del peggior esito possibile ed è quindi positiva per le aspettative del turno di battuta in questione.

Per il resto, prima dell’ottavo o nono inning è assolutamente sconsigliabile quando non del tutto sciocco mettere giù un bunt di sacrificio con un hitter professionista (leggi: un non pitcher) perché presupporrebbe delle qualità talmente scarse da non renderlo un giocatore meritevole di stare in campo! Nell’ottavo o nono, in caso di necessità di un singolo punto e con “congiunture astrali favorevoli” (tipo una giornata totalmente “no” del nostro hitter, seguito da 2-3 hitters molto caldi, o un pitcher che l’hitter al piatto non riesce minimamente a toccare, o la mancanza di un pinch-hitter adeguato, o l’impossibilità di sostituire il battitore al piatto per motivi difensivi) può anche essere accettabile, ma si deve trattare di un caso quasi limite. E’ comunque una situazione giustificabile in certi casi.

In definitiva: il bunt è decisamente troppo utilizzato. Prima degli ultimi inning, non andrebbe mai impiegato se non da parte dei lanciatori al piatto. Negli ultimi 2 inning, può essere impiegato in caso di necessità di un singolo punto (per pareggiare o vincere) ed in caso di particolari combinazioni di lanciatore e battitore, ma in media non è comunque consigliabile.