L’altro giorno ho parlato di stipendi in MLB. Ho parlato di come gli stipendi siano generalmente in linea con gli introiti (anzi, l’incidenza sta diminuendo), ma ho tralasciato una piccola obiezione comune sul presunto effetto degli stipendi alti.

Alcuni si ostinano ad incolpare gli stipendi alti per l’aumento del prezzo dei biglietti. Naturalmente è un’obiezione invalida: i biglietti saranno sempre disponibili al massimo possibile, a prescindere dai salari dei dipendenti. Gli stipendi sono una conseguenza degli introiti e non il contrario (d’altra parte, non sarebbe fantastico se aumentare gli stipendi, in qualsiasi industria, portasse ad aumentare gli introiti, senza dover fare altro?). Se lo stadio viene riempito ugualmente con un prezzo medio di $10 o con un prezzo medio di $100, i proprietari sceglieranno sempre di mettere il prezzo a $100, perché non fanno beneficenza ma cercano di massimizzare i profitti. E i soldi extra se li mettono in tasca, invece di ribassare il prezzo dei biglietti immotivatamente.

Il prezzo dipende esclusivamente dal mercato nei confronti dell’evento, non da quanto vengano pagati gli atleti. E’ però vero il contrario: gli atleti che riescono a generare un mercato superiore, nel lungo termine, riescono ad essere pagati di più.

Ma in definitiva, se non mi credete, dovete solo porvi una domanda: se il prezzo dei biglietti dipende dagli stipendi dei giocatori, com’è che quest’anno il prezzo medio dei biglietti del Rose Bowl (NCAA, ossia dove per regola gli atleti non vengono pagati neanche un centesimo) era di $901?

O analogamente, perché i biglietti per la finale nazionale di NCAA Football del 2011 hanno avuto un prezzo medio superiore a quelli di qualsiasi Super Bowl, World Series, Stanley Cup o Finale NBA?