Negli ultimi anni in MLB c’è stata una escalation clamorosa degli stipendi. In particolare quest’anno Robinson Cano ha firmato un contratto da 240 milioni di dollari, mentre Clayton Kershaw a seguito della sua estensione contrattuale riceverà più di 30 milioni di dollari l’anno. Per alcuni è eticamente immorale che ricevano certi stipendi. Per altri porterà ad un’insostenibilità del mercato che collasserà inevitabilmente. Per altri ancora segnerà un periodo di dominio di chi ha ampia disponibilità. Ma sarà vero?

Iniziamo dal secondo punto: è sostenibile una tale crescita degli stipendi? Nel 2002 gli stipendi delle squadre MLB hanno superato per la prima volta la quota di 2 miliardi di dollari (fonte in PDF). Nel 2013 invece gli stipendi di fine anno hanno toccato quota 3.35 miliardi. E’ un aumento del 67.5% in soli 12 anni e non sembra volersi arrestare. Scoppierà la bolla? Beh, io non ne sarei tanto sicuro. Come si può immaginare, il valore degli stipendi non dice molto, se non si conoscono gli introiti dell’industria. E i dati ci dicono che nel 2002 gli stipendi incidessero per il 67% degli introiti MLB (che dunque all’epoca erano di circa 3 miliardi di dollari), percentuale che (sempre secondo l’articolo linkato) è scesa al 51% circa dal 2006 al 2008. E nel 2013? Beh, l’MLB ha guadagnato fra gli 8 ed 8.5 miliardi di dollari, record di ogni epoca. Usando la cifra di 3.35 miliardi di stipendi, ricaviamo che l’incidenza sia stata fra il 39.4% ed il 41.9% (a seconda della cifra esatta fra 8 ed 8.5, appunto). In poche parole, in questi 11 anni, se da un lato gli stipendi sono aumentati del 67.5%, dall’altro gli introiti sono aumentati dal 160% al 180%, riducendo l’incidenza ed il peso dei primi sui secondi.

Gli introiti dunque crescono con ad una velocità molto più elevata degli stipendi, e stanno per entrare in vigore nuovi contratti locali e nazionali che permetteranno ulteriore crescita a breve e medio termine. Anche qualora vi fosse un calo, bisogna ricordarsi che il sistema fosse sostenibile tranquillamente anche con un’incidenza del 67%. Questo vuol dire che l’MLB sarebbe in buono stato anche con introiti di 5 miliardi di dollari, e naturalmente un calo (peraltro repentino) di quasi 3 miliardi di dollari di guadagni non è ipotizzabile. Analogamente, anche con introiti stabili e stipendi in crescita, bisognerebbe superare i 5.5 miliardi di dollari dedicati ai soli giocatori prima di trovarsi nella (comunque buona) situazione del 2002. Comunque la si giri, la situazione in MLB è rosea ed il margine di manovra è tale che anche quando ci sarà un inevitabile calo (non ci può essere crescita perenne) ci sarà molto tempo per ammortizzarlo. Se vi chiedete come sia possibile, ricordatevi che i vari Kershaw e Cano ed altri free agent rappresentino una fetta minima dei giocatori MLB. C’è un numero pauroso a costo controllato (ovvero al minimo di stipendio, come nei primi 3 anni, o in arbitration, come dal quarto al sesto anno di contratto) e quei giocatori servono a tenere bassa la spesa generale. Alcuni fortunati poi arrivano a prendere centinaia di milioni, ma sono bruscolini rispetto a quanto altrimenti risparmiato dalle varie proprietà.

Ok, abbiamo stabilito che il sistema non solo sia sostenibile, ma che addirittura stia meglio di una decina d’anni fa. Passiamo alla presunta questione del potenziale dominio delle squadre straricche (in questo periodo sarebbero Yankees e Dodgers in particolare). Il boom economico del baseball è arrivato nel nuovo millennio. Bene, dal 2001 ad oggi nessuno si è mai ripetuto come vincitore in anni consecutivi. Abbiamo avuto 9 vincitori diversi in 13 anni e solo i Red Sox hanno vinto più di 2 volte (hanno vinto 3 volte e l’hanno fatto con 3 squadre diverse – non certo con una dinastia immutata, ma dovendosi reinventare). Ben 14 squadre su 30 hanno raggiunto le World Series in questi 13 anni e fra loro ci sono persino i Tampa Bay Rays, forse la squadra più squattrinata della lega. Ai playoff sono arrivate negli ultimi anni Rays, Pirates, Athletics, Rockies, Padres, Brewers e chi più ne ha più ne metta. Il monte stipendi sicuramente aiuterà (soprattutto nell’ammortizzare eventuali errori) ma sebbene l’MLB non abbia un salary cap ed abbia avuto fino all’anno scorso solo 8 posti ai playoff (adesso sono 10), c’è stato margine di risultati per chiunque. In effetti l’ultima grande dinastia è stata quella degli Yankees di fine anni ’90, prima che ci fosse il boom economico. Più soldi hanno dunque portato ad una diversificazione notevole dei vincitori. La gente è così appassionata che gli ultimi 10 anni di MLB sono stati i 10 anni con più spettatori allo stadio, nonostante internet e tv abbiano migliorato abbondantemente la fruibilità da casa. Lo spettacolo rimane elevatissimo e continua anche a beneficiare del fatto che in estate il baseball non abbia rivali.

Finiamo dunque col problema etico e morale. Intanto una sottolineatura: più soldi portano a più impiego. Vengono assunti più scout, più stagisti diventano full-timers, più magazzinieri, più uomini della sicurezza, più negozianti, più venditori di peanuts&crackerjack, più persone nell’area marketing, più tutto, con un beneficio notevole dell’economia in generale. Ma comunque è giusto che una persona venga pagata 30 milioni e passa per lanciare una palla 30-33 volte l’anno (più playoff)? Beh, è lui il prodotto ed è lui la forza-lavoro. Alla fine lo stipendio è determinato dalla produttività e dall’incrocio delle curve di domanda ed offerta. Clayton Kershaw, Robinson Cano e gli altri sono il motivo principale per cui ci sia stata questa esplosione esponenziale degli introiti ed è dunque giusto che ne godano direttamente. Ne sono gli artefici: il pubblico ed il libero mercato hanno determinato che quello sia il loro valore, quindi sarebbe anzi immorale ed anti-etico restringere le loro possibilità di guadagno, se la loro produttività è ben superiore e produce effetti a cascata con benefici su tutto il movimento (incluse le persone “comuni”). Semmai bisognerebbe discutere se sia giusto che tutti quei soldi girino attorno al baseball piuttosto che attorno alla ricerca, ma di nuovo è il mercato a parlare. Se la gente si interessa ed è disposta a spendere per questo spettacolo, è giusto che siano gli attori a goderne per primi e se a qualcuno da’ fastidio che girino tutti questi soldi, fa prima a non andare allo stadio e spegnere la tv per spenderli in altro modo. In fondo se Kershaw prendesse meno soldi, il surplus non andrebbe alla nonnina del Nebraska che non arriva a fine mese, ma finirebbe nelle tasche ben più capienti dei proprietari delle squadre MLB. Ribassare artificialmente gli stipendi sarebbe come togliere a milionari per donare a miliardari, per capirci. Ed allora ben venga lo stipendio di Kershaw, che permette ugualmente ai suoi datori di lavoro di guadagnare ben più di quanto diano ai giocatori, e permette indirettamente anche di reinvestire nell’occupazione di tutte le persone che, nel loro piccolo, gravitano attorno all’universo MLB in ruoli minori ma importanti. Questa epoca d’oro in cui tutto il movimento prospera non potrà durare per sempre. Ma per adesso la situazione è florida e le squadre si stanno attrezzando anche in maniera da assicurarsi un periodo di ammortizzamento quando inizierà la decrescita, per non essere colte di sorpresa e pagare la loro disattenzione a caro prezzo. Per ora ci stanno decisamente riuscendo.

PS: Un bel grafico da Biz of Baseball, che mostra la crescita degli introiti in MLB, e l’articolo che l’ha accompagnato.