Abbiamo parlato estensivamente della BABIP e di come il controllo dei giocatori su di essa sia limitato. Recentemente Sportvision ha installato il sistema Hit F/X, anche se i dati non sono a disposizione del grande pubblico. Hanno comunque concesso a Mike Fast di Baseball Prospectus di analizzare il 2008 e le conclusioni sono state estremamente interessanti. Prima di discutere dei ritrovamenti, suggerisco fortemente di leggere il pezzo di Fast, semplicemente spettacolare.

Allora cosa si evince da quanto pubblicato? La velocità di partenza della palla dalla mazza è chiaramente influenzabile sia dai battitori che dai lanciatori ed è evidente come un contatto più duro porti a palle più veloci e quindi più difficili da difendere, quindi teoricamente la BABIP dovrebbe a sua volta variare. In realtà non è così semplice, per diversi motivi, a partire dal fatto che Fast non abbia escluso i fuoricampo dall’analisi (perché non voleva studiare la BABIP, ma la forza impressa sulla palla), ma possiamo ugualmente fare diverse considerazioni. Iniziamo dai battitori:

  • L’abilità di imprimere velocità alla palla battuta risulta essere un’abilità persistente, con 0.76 di correlazione fra prima e seconda metà stagionale. Questo vuol dire che ci sia anche un bel po’ di variabilità e fortuna, ma è comunque un’abilità esistente.
  • Dalla velocità alla BABIP c’è un salto enorme, perché la velocità della palla è solo il primo fattore, ma non vengono considerati altri fattori che intervengono successivamente: park factors, difese avversarie, fuoricampo. I giocatori che colpiscono la palla più duramente tenderanno a buttarla fuori più spesso (come noterete, i leader nel colpire la palla duramente nel 2008 erano anche noti fuoricampisti come Manny Ramirez, Ryan Howard, Miguel Cabrera). Una volta sottratti i fuoricampo (che sono le palle colpite più duramente, in genere), il gap fra i leader e gli ultimi si chiuderebbe ulteriormente (anche se marginalmente). Quando poi includiamo l’influenza delle difese avversarie e dei park factors, ci rendiamo conto che la differenza di velocità della palla abbia un’influenza piuttosto ridotta sulla BABIP, più ridotta della velocità di corsa ad esempio (e della conseguente abilità di battere infield singles).
  • Un altro fattore importante e non controllabile da lanciatori e battitori è la presenza di uomini in base. Con uomini in base le difese non possono posizionarsi come vogliono ma sono soggette ai corridori, allontanandosi da un operato ottimale. Il risultato è che anche uno stesso giocatore abbia un rendimento molto diverso nelle due situazioni, anche battendo con le medesime qualità e la stessa velocità di palla. Ad esempio David Ortiz ha .280 BABIP in carriera con le basi vuote, ma .324 con uomini in base, proprio per l’impatto delle difese avversarie su di lui. Sono fondamentalmente due giocatori molto diversi come BABIP, ma dipende da compagni ed avversari.
  • Quando si sommano variabilità nell’abilità, park factors, fuoricampo e difese, ci rendiamo conto che ciò che sapevamo della BABIP viene confermato: i battitori hanno controllo nel lungo termine, ma quel controllo è comunque piuttosto limitato, inoltre è inibito se non addirittura cancellato dagli altri fattori nel breve termine. Insomma, per comprendere l’abilità di un battitore, serve sempre un campione statistico molto ampio, ben superiore ad una singola stagione, come si evince anche da questo studio che dimostra come la BABIP non si stabilizzasse in una singola stagione.

E poi parliamo dei lanciatori:

  • Se per i battitori c’era una correlazione di 0.76 fra prima e seconda metà stagionale, per i lanciatori si ferma a 0.48. Anche qui c’è l’indicazione di un’abilità, ma è inferiore alla metà del totale. In poche parole prima ancora di parlare di BABIP, possiamo dire che l’influenza dei lanciatori sulla velocità di una palla battuta valga per meno della metà degli effetti.
  • Facendo la transizione dalla velocità della palla battuta alla BABIP, ci rendiamo conto di come altri fattori (fuoricampo, park factors, qualità dei battitori affrontati e difesa) abbiamo un impatto estremamente superiore rispetto all’abilità dei lanciatori: eliminare i fuoricampo aumenta le correlazioni a 0.77 e 0.50, stando al secondo articolo di Fast, linkato sotto. Chiaramente quest’abilità dei lanciatori esiste appunto, quindi nel lunghissimo termine (molto più lungo dei battitori, circa il doppio del tempo) si vedrà. E proprio per questo possiamo trarre conclusioni su giocatori come Matt Cain o Tim Wakefield, ma nel breve quei numeri non hanno quasi alcun significato.
  • Anche dove l’impatto dei lanciatori si vede, è estremamente ridotto a livello qualitativo rispetto ai battitori. All’interno di un matchup, l’influenza dei battitori conta il doppio di quella dei lanciatori.
  • Il gap fra i primi e gli ultimi è molto ridotto, molto meno dei battitori.

E’ decisamente interessante capire i motivi di ciò che sapevamo. Mentre prima conoscevamo gli effetti, adesso possiamo isolarne e comprenderne meglio le cause. In futuro con ulteriori dati di Hit F/X potremo trarre ulteriori conclusioni, ma nel frattempo la scienza analitica del baseball prosegue ed articoli del genere sono estremamente innovativi. Fast ha poi aggiunto un secondo pezzo alla sua ricerca, analizzando il “launch angle”, ossia l’angolo verticale con cui la palla parte dalla mazza, concludendo ancora una volta che i lanciatori abbiano controllo sulla BABIP, ma verificando che circa un quarto delle palle battute esuli completamente dalla loro responsabilità (trattandosi di bloop hits). Evitare le “quaglie morenti” non è un’abilità persistente consolidata, e questo porta alle enormi variazioni nella BABIP dei lanciatori alle quali siamo abituati. Fondamentalmente l’abilità dei lanciatori nel concedere contatto più morbido esiste, ma è annebbiata da troppi altri fattori, e si manifesta solo nel lungo o lunghissimo termine. Sono articoli eccellenti e particolarmente innovativi e spero che riusciate a trovare qualche minuto da dedicare alla loro lettura.