Parlando di lanciatori, non c’è statistica meno indicativa della loro qualità rispetto alle W ed alle L assegnate. Sebbene l’unica statistica che conti davvero in qualsiasi sport sia proprio la vittoria, ossia la W, nel baseball la definizione di W assegnata ai lanciatori è estremamente arbitraria ed esula grandemente dalle abilità del pitcher di interesse. Effettivamente un errore commesso diffusamente è quello di confondere le W di squadra (fondamentali) e quelle individuali di un lanciatore (fuorvianti e non indicative della sua abilità).

Iniziamo dalla definizione: la W viene assegnata a quel lanciatore della squadra che prende il comando in via definitiva (ovvero senza essere più raggiunta) mentre lui è in partita, o nell’inning offensivo in cui viene sostituito (avendo dunque il pitcher completato l’ultimo mezzo inning difensivo). Ci sono 2 eccezioni:

  1. Il lanciatore partente deve completare almeno 5 IP per essere eleggibile per la W, e nel caso in cui non ce la faccia, l’assegnazione è a discrezione del classificatore, che dovrà premiare il rilievo secondo lui più efficace nell’incontro (non necessariamente il primo subentrato, ma a parità di efficacia deve premiare il primo in ordine cronologico). Bastano 4 IP al partente nel caso in cui la partita ne duri 5 in totale. In alcune partite di esibizione, come nell’All-Star Game, questa eccezione non viene applicata.
  2. Il classificatore avrà la facoltà di non assegnare la W ad un rilievo che abbia fatto un’apparizione “breve ed inefficace”, dove la brevità viene determinata da un massimo di 2 out ottenuti e l’inefficacia da un minimo di 2 punti concessi (anche da corridori ereditati). In questo caso il classificatore avrà la facoltà di assegnare la W ad uno dei rilievi successivi (ammesso che ce ne siano stati) che hanno contribuito a preservare il vantaggio. Questa è un’eccezione molto poco conosciuta (ma chiaramente citata a pagina 111 del regolamento MLB del 2011, link in PDF), e che personalmente non ho mai visto applicare neanche in casi estremi, anche perché è assolutamente a discrezione del classificatore, che però tende a non sfruttare questo potere arbitrario.

La L è più semplice: viene assegnata al lanciatore responsabile del punto dello svantaggio definitivo.

Ma come principio è proprio l’idea di assegnare la W ad un giocatore singolo ad essere fallace. In altri sport di squadra, come basket, football e calcio puoi dare la palla più spesso a determinati giocatori che ad altri, oppure in momenti specifici. Nel baseball non puoi nascondere nessuno. Attacco e difesa contribuiscono al 50% ciascuno all’ottenimento di una vittoria, perché bisogna segnare più di quanto si subisca. Un lanciatore non può vincere la partita dal monte, ma ha bisogno dell’attacco. Al di là di questo anche quando è sul monte deve condividere parte delle sue responsabilità con la difesa dietro di lui. E come se non bastasse, i lanciatori partenti oggi vanno in media circa 6 IP a partita, quindi lanciano 2/3 di un incontro, ed hanno bisogno spessissimo del bullpen per concludere le partite con successo. Si capisce che attribuire ad un solo giocatore i meriti della vittoria di squadra sia una forzatura, ancora di più quando quel giocatore deve essere per regola un lanciatore. Chiunque abbia visto gara 6 delle World Series 2011 sa che David Freese abbia contribuito più di chiunque fosse sul monte, ma a Freese non avrebbero mai potuto dare la W.

Quando la W viene assegnata ad un rilievo, è praticamente pacifico che non conti niente (e Jerome Holtzman nel 1960 inventò la SV proprio per avere una statistica che definisse i rilievi meglio delle W). Semplicemente il rilievo ha la fortuna di chiudere l’inning prima che si svegli l’attacco e gli dia un vantaggio. Spesso ai rilievi può essere assegnata una vittoria dopo che proprio loro hanno bruciato un vantaggio. Ad esempio prendete questa partita. Craig Kimbrel è entrato nel nono inning sul risultato di 2-0, permettendo agli avversari di pareggiare. Nella parte alta del decimo la sua squadra ha segnato, riportandosi in vantaggio per vincerla definitivamente, ed a Kimbrel è stata assegnata la W, quando in realtà nella partita in questione ha fatto più danni che altro. Contemporaneamente l’ottima prestazione di Derek Lowe (6.2 IP, 2 H, 0 R, uscito col vantaggio per la propria squadra) è stata ignorata dal tabellino per mancanze non sue, ma dei suoi compagni. E’ giusto quanto accaduto?

Analogamente per un partente ottimo non c’è niente da fare se lancia sette ottimi inning ma la sua squadra non segna. Se la squadra non produce, anche 12 IP di perfect game (o 12.2 di no-hitter) possono non bastare ad avere la W (ed anzi, alla prima valida subita arriva la sconfitta, con un punto non guadagnato, grazie all’errore della difesa!). Le W ottenute sono strettamente legate al supporto offensivo. Un lanciatore da 2.50 di ERA ma con un run support di 2.30 probabilmente vincerà meno partite di uno da 4.50 di ERA ma 5.50 di run support. Un detto presuppone che se la squadra segna un punto, allora il lanciatore debba fornire uno shutout, perché vincere è sua responsabilità in ogni caso. Ma è evidente che ci siano due pesi e due misure in questo caso, e c’è un’evidente ingiustizia nel valutare le qualità dei giocatori, perché esattamente come nel caso delle salvezze non tutti hanno le stesse opportunità (come qualità o quantità). Si tratta di una statistica individuale molto, troppo, influenzata dal comportamento del resto della squadra, esattamente come nel calcio i centravanti di alcune squadre (più offensive) tendano ad avere più occasioni e conseguentemente a segnare più gol dei centravanti delle squadre difensive.

Facciamo qualche paragone concreto: nel 1983 LaMarr Hoyt ha guidato l’MLB in W con 24, nonostante solo 115 ERA+, con 3.66 ERA ma con 5.54 di run support offensivo. Per alcuni può essere il carisma di un lanciatore a “creare” run support, fornendo fiducia ai propri compagni. Ci sarebbe da chiedersi dove sia finito questo magico carisma di Hoyt l’anno dopo, quando ha avuto solo 4.02 di run support con la stessa squadra. Oppure dov’era il carisma di Nolan Ryan nel 1987 a 40 anni quando ha guidato la NL in ERA ed ERA+ ma ha avuto solo 3.28 di run support? Il run support dipende dalla qualità della squadra e vincere una partita per i Seattle Mariners del 2011 è stato mediamente più difficile di vincerla per i Red Sox nella stessa stagione. Ma anche all’interno di una stessa squadra due lanciatori possono aver run support differente per semplice casualità (ogni giocatore parte in 30-35 incontri, quindi può succedere praticamente qualsiasi cosa): prendete John Lackey nel 2011, con 6.09 di run support a fronte di 6.41 di ERA, che gli ha permesso di chiudere con 12 W e 12 L, mentre il suo compagno Josh Beckett ha avuto solo 3.87 (a fronte di 2.89 ERA). Il run support varia di stagione in stagione in maniera indipendente da come lanci il pitcher preso in considerazione: lo stesso Lackey nel 2010, quando ha avuto 4.40 di ERA, ha avuto 5.15 di run support. Come se non bastasse ovviamente non si può neanche “decidere” quando e come avere il run support. Magari un lanciatore concede 5 ed 3 punti in due partite diverse, e riceve 6 e 4 punti di run support: a seconda dell’ordine di quelle partite potrebbe ottenere una W ed una L (se la partita da 6 di run support è abbinata a quella da 3 punti concessi), o 2 W (se quella da 6 è abbinata a quella da 5 punti concessi), per fattori da lui non controllabili ma dipendenti dall’attacco.

In definitiva voler vedere qualcosa nel record porta a dipingere erroneamente l’immagine della qualità di un partente (figuriamoci di un rilievo). La cosiddetta “abilità di vincere” è data per scontata, ma non è mai stata dimostrata e soprattutto nel lungo termine le W sono strettamente legate al run support ed al sostegno difensivo prima che all’abilità di un unico lanciatore. Ad apprezzare la W succedono come questo articolo, che il primo giugno del 2011 glorificava l’abilità di Kevin Correia (8-4 come record in quel momento) di vincere partite nonostante un’ERA relativamente mediocre. Da allora a fine stagione, ampliando il campione statistico, Correia è andato 4-7 (chiudendo la stagione 12-11), mostrando che la sua “abilità di vincere” fosse semplicemente frutto di un campione statistico ridotto.

Un lanciatore può vincere una partita dopo la sua uscita dal campo grazie ad un’esplosione offensiva al momento giusto, oppure può perderla a causa di un rilievo che fa entrare dei corridori ereditati, o di un attacco che non realizza punti. Il problema delle W è che una sconfitta 0-1 è ritenuta peggiore di una vittoria 8-6 in cui il partente concede 6 punti in 5 inning lasciando la squadra sotto nel punteggio, ma con l’attacco che nella parte bassa del quinto (o nell’alta del sesto se fuori casa) rimonta e porta la squadra in vantaggio. Fondamentalmente il record poteva avere una valenza nel diciannovesimo secolo, quando i lanciatori facevano miriadi di partenze e le completavano quasi tutte (pensate ad Old Hoss Radbourn e le sue 75 partenze, con 73 CG nel 1884), incidendo molto di più, ma oggi è obsoleto in un’era di iper-specializzazione con le partite che vengono completate raramente e solo ed esclusivamente quando il lanciatore sta giocando benissimo.

Le W e le L fanno colore, ma sono inutili. La W è l’unica statistica che abbia importanza nello sport, ma ce l’ha a livello di squadra e non può essere usata per valutare un singolo giocatore, che invece può essere considerato solo in base alle prestazioni che può controllare e certamente non in base a quanto fatto dai suoi compagni, che fra attacco e difesa hanno più influenza su di lui (e sul fatto di prendere la W o la L) di quanta ne abbia la sua stessa abilità individuale.