Una statistica che aiuta a vedere come si svolga la partita è sicuramente la Win Expectancy, ossia l’aspettativa di vittoria. Che cosa si intende per WE? Semplicemente le probabilità che una squadra media, in una determinata situazione di punteggio, vinca la partita che sta disputando. Ad esempio prima dell’inizio della partita, tutte e 2 le squadre hanno il 50% di probabilità di vincere. Gli eventi che modificano il punteggio modificano anche questa aspettativa fino ad arrivare al 100% o allo 0% (visto che tutte le partite si concludono con una vincente ed una perdente).

Si giocano 2430 partite di Regular Season a stagione e questo porta a 24300 partite in un decennio, con varie situazioni di uomini in base e di punteggio. Baseball Prospectus fornisce una matrice che mostra, per qualsiasi anno selezionato, quali siano le probabilità di vittoria in ciascuna situazione. Ad esempio sappiamo che nel 2009, una squadra casalinga indietro di 1 punto, ma con uomini agli angoli con 1 out nella parte bassa del quarto inning, abbia vinto il 44.4% delle volte.

Fangraphs e Baseball-Reference vanno oltre: prendono matrici del genere su base pluriennale, ed in base ai park factors correggono le probabilità in ogni momento della partita. I park factors sono necessari perché un vantaggio di 2 punti a Petco Park è diverso da 2 punti a Coors Field. Prendiamo a titolo esemplare gara 6 delle World Series. Fangraphs fornisce un grafico per illustrare cosa accada. Passando col mouse sul grafico, potrete vedere le variazioni giocata per giocata. Ad esempio, nella parte bassa del nono, quando Craig è stato messo strike out, i Cardinals avevano l’8.7% di probabilità di vittoria, perché in quella situazione (con 2 in base, 2 out e sotto di 2 nella parte bassa del nono) la squadra di casa vince poco meno di 9 volte su 100. Dopo il triplo di Freese (che ha portato a casa il punto del pareggio ed ha portato in terza quello della vittoria) i Cardinals avevano il 62.4% di probabilità. La Win Expectancy fornisce un’istantanea per vedere come ogni giocata influenzi la partita. Anche Baseball-Reference fornisce gli stessi dati, con variazioni di pochi decimali, dovute evidentemente al database più o meno ampio di partite prese in considerazione (gli ultimi 5 anni, o gli ultimi 10) o a park factors marginalmente diversi.

La WPA, o Win Probability Added, è la probabilità che viene aggiunta da ogni giocata. Ad esempio il triplo di Freese succitato ha aggiunto il 53.7% di possibilità di vittoria alla propria squadra stando a Fangraphs (54% per BBRef). La WPA di una stagione include tutti i contributi di un giocatore anche contestualizzati (quindi eventuale o presunta clutchness è inclusa a sua volta). Il difetto è che naturalmente non prenda in considerazione i difensori: è tutto attribuito a lanciatori e battitori. Non è una mancanza da poco, ma una volta compreso questo, permette di sostenere legittimamente chi abbia fornito più contributi alle vittorie della propria squadra. Nella gara 6 delle World Series, Freese ha prodotto da solo .953 di WPA, mentre per esempio Furcal ha prodotto -.248. Nonostante i Rangers abbiano perso, Hamilton ha prodotto .539, ma il suo contributo è stato cancellato dal resto della squadra per esempio.

La WPA è un’ottima statistica “narrante”, perché spiega cosa sia successo nei momenti più importanti, ma non è ottima per valutare le abilità di un giocatore perché è strettamente legata alle possibilità che uno ha (oltre ad eliminare la difesa). Ad esempio una squadra che va largamente in vantaggio all’inizio fornisce meno possibilità di battute drammatiche (come il triplo di Freese). Detto questo, la WPA fa capire ottimamente come sia cambiata una partita in un determinato momento.

WE e WPA su Fangraphs e BBRef sono sempre mostrate dal punto di vista della squadra di casa.