OBP sta per On-Base Percentage, ossia la media di arrivi in base. La formula è (H+BB+HBP)/(AB+BB+HBP+SF). A tutti gli effetti solo i bunt di sacrificio sono esclusi dal nominatore e dal denominatore, rispetto alle PA. Come si vede, include molti più eventi rispetto alla media battuta.

Offensivamente il singolo evento più importante è quello di non fare un out. Nel baseball ci sono solo 27 out e sono preziosi: una volta persi, non si possono recuperare in alcun modo. Ogni out fatto in difesa avvicina la squadra alla vittoria, ogni out fatto in attacco la avvicina alla sconfitta. L’OBP misura l’abilità di un giocatore nell’evitare le eliminazioni.

In altre parole l’OBP misura l’abilità nel conquistare la prima base. Qualsiasi abilità è subordinata a questa. Un buon corridore non può fare la differenza sulle basi se non riesce ad arrivare salvo almeno in prima, per esempio, e la potenza non è nulla se non si batte valido, ma soprattutto per segnare punti servono giocatori che vadano in base. Un doppio non porta a casa nessuno, se non c’è nessuno già in base.

E’ possibile avere una OBP inferiore alla propria BA, sebbene sia molto raro: questo accade quando un giocatore batte più volate di sacrificio (SF) rispetto alla somma delle basi su ball e dei colpiti ottenuti.

L’OBP è la singola statistica più importante nel determinare l’apporto offensivo di un giocatore, ma chiaramente è a sua volta incompleta, non considerando la qualità delle battute (non distingue fra un singolo ed un fuoricampo). Altre statistiche composte sono più indicative, ma di quelle “semplici” l’OBP è indubbiamente una delle due più importanti (domani c’è l’altra).

L’OBP media in MLB di solito è attorno a .330, ma negli ultimi anni si è abbassata e nel 2011 è stata .321, la più bassa dal 1988. Dal 1992 al 2010 è stata a .330 o più ininterrottamente.

Non siete necessariamente tenuti a credermi quando affermo che l’OBP sia molto più indicativa delle abilità offensive di un giocatore rispetto alla BA. Il discorso credo che sia logico, ma per comprovarlo servono fatti. Andiamo a vederli vedendo cosa si correli meglio coi punti segnati da una squadra. Come si misura la correlazione? Se quello con la migliore OBP è anche quello con più punti segnati, e si mantiene l’ordine esatto fino al trentesimo, allora la correlazione è perfetta, di 1. Se invece l’ordine è completamente casuale, è di 0. Questa immagine rende bene l’idea di una correlazione fra due diversi set di dati. Paragoniamo allora la correlazione fra BA ed OBP e punti segnati in ciascuna delle ultime 10 stagioni:

  • 2002: BA 0.83, OBP 0.84
  • 2003: BA 0.89, OBP 0.92
  • 2004: BA 0.80, OBP 0.88
  • 2005: BA 0.70, OBP 0.78
  • 2006: BA 0.67, OBP 0.80
  • 2007: BA 0.76, OBP 0.87
  • 2008: BA 0.68, OBP 0.83
  • 2009: BA 0.75, OBP 0.85
  • 2010: BA 0.68, OBP 0.88
  • 2011: BA 0.81, OBP 0.92
  • Media del decennio: BA 0.76, OBP 0.86
L’OBP ha una correlazione costantemente migliore rispetto alla BA, e nel suo anno peggiore (il 2005) rimane comunque sopra la correlazione media della BA. Questo non deve sorprendere: fondamentalmente l’OBP contiene la BA, aggiungendo dati ulteriori che ne migliorano l’accuratezza descrittiva. Apprezzare l’OBP non significa santificare necessariamente le basi su ball (anche se ne va riconosciuto il valore). Ci sono giocatori che nella loro carriera sono riusciti a generare alte OBP senza camminare molto, ma attraverso un’alta BA, come Gwynn o Ichiro Suzuki, ma anche nel loro caso il loro valore traspare meglio dall’OBP che dalla BA stessa. Guardare la BA è fondamentalmente inutile, quando si ha l’OBP a disposizione. Naturalmente rimangono alcuni altri passi da fare, come valutare la qualità delle battute, e per quello ci sono molte altre statistiche, a partire dalla SLG.